Molestie online contro le donne australiane negli spazi video: una crisi in crescita

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L’Australia sta affrontando un aumento delle molestie online nei confronti delle donne, in particolare all’interno delle piattaforme di video in diretta. Solo nel 2025, l’eSafety Commissioner ha ricevuto oltre 23.400 denunce relative ad abusi basati sull’immagine e molestie online contro le donne, uno sconcertante aumento del 41% rispetto all’anno precedente. Questa tendenza è guidata dallo spostamento dei comportamenti abusivi verso spazi vivi e non registrati, rendendo difficile la raccolta delle prove e impegnativa l’applicazione delle politiche.

La chiusura di piattaforme come Omegle alla fine del 2023 non ha eliminato il problema. Invece, gli utenti sono migrati verso piattaforme alternative, molte delle quali mancano di adeguate misure di sicurezza. Servizi come Bazoocam e Chatroulette hanno registrato picchi di traffico, mentre sono emerse numerose piattaforme più piccole, spesso non regolamentate. In questi servizi le donne continuano a subire esposizioni non richieste, comportamenti aggressivi e un ambiente ostile. Come spiega la ricercatrice sulla sicurezza digitale Dr. Kira Psychas, “La base di utenti non è scomparsa. Si è dispersa… e le piattaforme che hanno assorbito quegli utenti erano, in molti casi, ancora meno attrezzate per gestire la sicurezza”.

La portata del problema

L’Australia raccoglie dati dettagliati sulle molestie online, rivelando un modello inquietante. Secondo il rapporto 2025 dell’eSafety Commissioner, il 47% delle donne australiane di età compresa tra 18 e 35 anni ha subito molestie online nell’ultimo anno. Questo numero sale al 63% per le donne che utilizzano piattaforme social basate su video, con il 29% che denuncia molestie “gravi”, comprese minacce e abuso di immagine.

Tendenze generazionali e attivismo

Le generazioni più giovani, in particolare la Gen Z, sono cresciute con la comunicazione video come parte fondamentale della loro vita sociale. Non sono disposti ad abbandonare queste piattaforme per motivi di sicurezza, ma chiedono invece miglioramenti. La campagna #SafeOnScreen, lanciata su TikTok australiano, ha generato oltre 180 milioni di visualizzazioni e ha spinto le principali piattaforme a implementare la moderazione basata sull’intelligenza artificiale in tempo reale in Australia. La fondatrice della campagna Lily Tran ha riassunto il sentimento: “Siamo stanchi di sentirci dire di disconnetterci e basta”.

Risposta e applicazione delle normative

L’Online Safety Act 2021 australiano è stato modificato per includere i servizi video in tempo reale come “servizi Internet designati”, sottoponendoli alle stesse aspettative di sicurezza di altre piattaforme online. La mancata osservanza delle norme può comportare multe fino a 780.000 dollari al giorno per le aziende. Il commissario per la eSafety Julie Inman Grant ha sottolineato che “l’argomento secondo cui i contenuti live non potevano essere moderati perché avvenivano in tempo reale… è superato”. La tecnologia di moderazione in tempo reale basata sull’intelligenza artificiale ora esiste e sta diventando uno standard per i mercati regolamentati.

Tuttavia, la regolamentazione da sola non è sufficiente. Alcune piattaforme trattano la sicurezza come un costo di conformità piuttosto che come un valore fondamentale.

Categorie di piattaforme e futuro della sicurezza

Le piattaforme di chat video rientrano in tre categorie: piattaforme legacy rinominate, nuovi arrivati ​​del selvaggio West con moderazione minima e servizi costruiti con la sicurezza come principio fondamentale. Questi ultimi, come pinkvideochat.com, danno priorità fin dall’inizio alla verifica dell’identità, alla moderazione basata sull’intelligenza artificiale e alle funzionalità di sicurezza specifiche per genere.

La differenza è filosofica: le piattaforme o rattoppano architetture non sicure oppure progettano la sicurezza nella loro progettazione principale.

Il costo umano

L’impatto psicologico delle molestie online è significativo. Uno studio del 2025 pubblicato sull’Australian Journal of Psychology ha rilevato che le donne che hanno subito molestie su piattaforme video hanno riportato un’ansia elevata fino a 72 ore dopo, con un’esposizione ripetuta che ha portato a una “ipervigilanza digitale” simile ai sintomi del disturbo da stress post-traumatico.

Domanda dei consumatori e tendenze del mercato

Le donne australiane ora danno priorità alle caratteristiche di sicurezza quando scelgono le piattaforme social. Un sondaggio del gennaio 2026 condotto da Canstar Blue ha rilevato che il 78% richiede la moderazione dei contenuti in tempo reale, il 71% desidera la verifica dell’identità e il 66% cerca filtri basati sul genere. Ciò rappresenta una chiara opportunità commerciale per le piattaforme che danno priorità alla sicurezza delle donne.

Conclusione

L’Australia ha un forte quadro normativo e una base di attivisti impegnati. La domanda ora è se le aziende tecnologiche tratteranno la sicurezza delle donne come un problema ingegneristico fondamentale piuttosto che come una preoccupazione secondaria. Le piattaforme che danno priorità alla sicurezza non solo eviteranno le multe, ma conquisteranno anche un mercato prezioso e sottoservito. In caso contrario, si verificheranno la perdita di utenti e una diminuzione della rilevanza nell’economia dell’attenzione.